Bugotta
Progettisti: Stefano Toscano, Giulia Filippone
Fotografie: Martina Pace
Anno di realizzazione: 2019
La Bugotta è un locale sito al piano terra di un edificio settecentesco nel centro di Torino. La richiesta del cliente era quella di realizzare una piccola pescheria-enoteca in uno spazio di circa 50 mq. L’idea era quella di produrre uno spazio caldo e colorato, come i cafè portoghesi, sempre pronti ad accogliere i clienti in un ambiente caldo e disteso in contrapposizione al caos dell’esterno.

Il nome “bugotta” deriva dal soprannome dato alla bisnonna del giovane proprietario del locale, che vendeva le boghe, ovvero pesce povero di scoglio, in un paesino della Liguria.

Misurandosi con uno spazio limitato e con una pianta rigida, il programma funzionale prevede l’inserimento di una zona di preparazione ed esposizione del pesce, ed una zona necessaria alla sosta e circolazione dei clienti, in aggiunta ad un locale tecnico per i frigoriferi ed un bagno aperto ai clienti del locale.

La pianta si sviluppa in tre ambienti con una sorta di asse visivo continuo che si snoda ininterrotto tra gli ambienti, dall’ingresso con zona di esposizione, alla zona di somministrazione, per poi proseguire con la zona di disimpegno e bagno.

Gli spazi sono collegati tra loro da fasce di piastrelle che compongono la pavimentazione che continua anche sulle superfici verticali, e che enfatizza il tema della connessione degli spazi e della dilatazione degli stessi.

Grazie alla pavimentazione in ceramica, che, attraverso l’alternanza di fasce monocromate a fasce con varie texture decorative, creano un effetto sorpresa nel momento in cui si passa da un ambiente ad un altro. Questo effetto è enfatizzato dalla scelta di disallineare le fasce di piastrelle tra loro e di inserire delle fasce colorate di 5 cm partendo dalla dimensione di partenza delle piastrelle, rompendo la scacchiera e opponendosi ad un disegno statico e rigido.

La riflessione della luce sul continuo cambio di colore delle piastrelle della pavimentazione e dei muri crea atmosfere sempre diverse: i materiali restano gli stessi, ma le atmosfere cambiano in tutto lo sviluppo della pianta.

I materiali che compongono la parte inferiore del bancone e le boiserie provengono dal recupero di scrivanie o arredi di noce e rovere e intagliati a mano, in parte ammalorati e scovati dai rigattieri.

Le mensole su cui vengono esposti i vini offerti dal locale sono costituite da cassetti anch’essi provenienti dal recupero di arredi fatti con materiale pregiato.

Gli sgabelli, la cui suggestione proviene dalla reinterpretazione di alcuni sgabelli degli anni 60 per musicisti di strada francesi, sono pensati per essere appesi sotto il bancone, qualora non vi sia la necessità di usarli. L’appendimento degli sgabelli, il cui colore risulta in evidente contrasto con gli altri elementi lignei, permette di sfruttare al meglio lo spazio limitato e stretto del locale.

Le luci calde diffuse e la luce naturale che entra timida nello spazio del locale partecipano a creare un ambiente di quiete dove sostare in contrapposizione al rumore e al caos della città.